Cos’è il conclave
Il conclave è la riunione riservata del Collegio dei Cardinali convocata per eleggere un nuovo Papa. Durante questo periodo, i cardinali elettori sono isolati dal mondo esterno per garantire la riservatezza e la libertà del processo decisionale.
Il termine “conclave” deriva dal latino cum clave, ovvero “con la chiave”. Storicamente, i cardinali venivano fisicamente chiusi a chiave in un luogo per impedire interferenze e accelerare l’elezione. Questa pratica fu formalizzata nel 1274 con la costituzione apostolica Ubi Periculum, emanata da Papa Gregorio X dopo un conclave particolarmente lungo a Viterbo.
Attualmente, il conclave è regolato dalla costituzione Universi Dominici Gregis (1996) promulgata da Giovanni Paolo II, con successivi aggiornamenti introdotti da Benedetto XVI.
Quando inizia il conclave
Secondo la normativa vigente, il conclave si apre tra il 15° e il 20° giorno dalla morte o dalla rinuncia del Papa. Questo intervallo serve a consentire l’arrivo a Roma dei cardinali elettori e a svolgere le congregazioni generali preparatorie.
Dal 2013, un motu proprio di Benedetto XVI (Normas Nonnullas) consente di anticipare l’inizio se tutti i cardinali sono già presenti in Vaticano.
Nel caso più recente, dopo la morte di Papa Francesco il 21 aprile 2025, l’apertura del conclave è stata fissata tra il 6 e l’11 maggio, salvo anticipazioni.
La processione verso la Cappella Sistina e il giuramento dei cardinali
Il giorno dell’apertura del conclave, i cardinali partecipano alla Messa Pro eligendo Romano Pontifice nella Basilica di San Pietro. Nel pomeriggio, si spostano in processione dalla Cappella Paolina alla Cappella Sistina, intonando l’inno “Veni Creator Spiritus”.
All’interno della Cappella Sistina, ciascun cardinale presta solennemente giuramento di segretezza e lealtà, pronunciando in latino:
“Et ego N. Cardinalis N. spondeo, voveo ac iuro. Sic me Deus adiuvet et haec Sancta Dei Evangelia, quae manu mea tango.”
Concluso il giuramento, il Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie dichiara: “Extra omnes”. Tutti i presenti non autorizzati lasciano la Cappella, che viene poi chiusa a chiave. Ha ufficialmente inizio il conclave.
Le votazioni del conclave (le regole)
Per essere eletto, un candidato deve ottenere almeno i due terzi dei voti dei cardinali presenti. Con 135 elettori, sono necessari 90 voti.
Nel primo giorno si tiene solitamente una sola votazione. Nei giorni successivi, sono previste fino a quattro votazioni quotidiane: due al mattino e due al pomeriggio.
Ogni cardinale riceve una scheda con la formula “Eligo in Summum Pontificem”. Dopo aver scritto il nome scelto, piega la scheda e la inserisce in un’urna. Tre scrutatori, estratti a sorte, provvedono allo scrutinio.
Durante il conclave, ogni forma di comunicazione con l’esterno è vietata. L’uso di dispositivi elettronici è proibito. La violazione della riservatezza comporta la scomunica automatica.
Leggi l’approfondimento: I papabili, chi sono i cardinali favoriti al prossimo Conclave.
Fumata bianca, fumata nera
L’esito delle votazioni viene comunicato ai fedeli tramite la tradizionale fumata, visibile dal comignolo della Cappella Sistina:
- Fumata nera: l’elezione non ha avuto esito;
- Fumata bianca: un nuovo Papa è stato eletto.
Per rendere evidente la differenza tra i due segnali, vengono impiegate miscele chimiche distinte:
- Fumo nero: perclorato di potassio, antracene e zolfo;
- Fumo bianco: clorato di potassio, lattosio e colofonia.
Le fumate sono previste attorno alle ore 12:00 e 19:00. In caso di elezione, la fumata bianca può avvenire anche in altri momenti.
L’accettazione del Papa eletto
Raggiunto il quorum, il Decano del Collegio Cardinalizio si rivolge al candidato eletto con la domanda:
“Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?”
Se il cardinale accetta, gli viene chiesto:
“Con quale nome vuoi essere chiamato?”
La scelta del nome pontificale è altamente simbolica. Può richiamare la figura di un santo, di un predecessore o esprimere un indirizzo pastorale. Il nome “Francesco”, ad esempio, omaggia San Francesco d’Assisi.
Successivamente, il Papa eletto si ritira nella cosiddetta Stanza delle lacrime, una sacrestia adiacente alla Cappella Sistina. Qui indossa per la prima volta la veste bianca, disponibile in tre taglie già predisposte. Tornato tra i cardinali, riceve l’omaggio dei presenti. Viene quindi intonato il “Te Deum”.
L’annuncio: “Habemus Papam”
L’annuncio ufficiale avviene dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro. Il cardinale protodiacono proclama pubblicamente la formula latina:
Annuntio vobis gaudium magnum: Habemus Papam: Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum, Dominum [Nome in latino], Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem [Cognome], qui sibi nomen imposuit [Nome pontificale].
Dopo l’annuncio, il nuovo Papa si affaccia dalla loggia, si presenta ai fedeli e impartisce la benedizione Urbi et Orbi (“alla città e al mondo”).
Dal pontificato di Giovanni Paolo II è consuetudine che il Papa rivolga anche un breve messaggio alla folla. La cerimonia segna formalmente l’inizio del nuovo pontificato, seguito in diretta da milioni di persone in tutto il mondo.
